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Affrontare un procedimento, civile o penale che sia, significa essere sottoposti all’attività di un giudice.

Chi ritenesse che le decisioni prese da un giudice siano largamente discrezionali, e a sostegno di tale pensiero facesse riferimento ai contrasti giurisprudenziali, e alle interpretazioni spesso opposte di una stessa norma giuridica, sarebbe in errore.

Le decisioni devono essere motivate (art. 111 Cost.), e ben motivate aggiungiamo, con argomenti adeguati al caso concreto ed effettivi, in ossequio al principio di ragionevolezza.

Il giudice deve insomma spiegare dettagliatamente quali siano i principi cui si è fondata la sua decisione, principi validi non soltanto da una prospettiva soggettiva – quella del giudice – ma anche per coloro che, ex post, li valuteranno – i giudici di secondo grado nel merito e di legittimità –.

A questo soccorre la logica giuridica.

La logica giuridica è la scienza del ragionamento giuridico, in cui il diritto agisce, oltre che come oggetto del ragionamento stesso, anche a livello di metodo, attraverso la dialettica e la retorica.

Dialettica

Non si tratta di un metodo rigorosamente scientifico, ma è ancora oggi il più utilizzato se si vuole avere ragione e/o convincere un avversario o il pubblico.

I Sofisti erano interessati all’arte della parola, del discorso: al fine di costruire discorsi con argomentazioni incisive, si concentravano sulla logica.

Nella logica aristotelica, la forma tipica di un ragionamento dialettico era il sillogismo deduttivo: partendo da una premessa categorica, si passa per la seconda premessa, che deve avere un termine in comune con la prima, e si arriva alla conclusione logica.

Una possibile obiezione a tale metodo, fatta già dagli Stoici, è che il sillogismo non sia, di fatto, un ragionamento, bensì un’affermazione apodittica, non dimostrativa, dove l’evidenza riguarda unicamente le premesse e la conclusione, ma dove il percorso mentale non è provato.

Come a dire che se le conclusioni sono plausibili, non è detto che siano anche vere.
Aristotele ha però enunciato due principi cardine della logica:

  1. il principio del terzo escluso, secondo cui, se vogliamo enunciare un’affermazione logica, dobbiamo convincerci che un asserto può essere vero o falso e che non esiste una terza possibilità.
  2. Il principio di contraddizione (poi divenuto principio di NON contraddizione): un’affermazione, che può essere solo o vera o falsa, non può essere contemporaneamente vera e falsa

Retorica

Per Aristotele, la Retorica è «la facoltà di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere».

Il suo scopo è quello di strutturare una successione di argomenti in una forma dialettica, in modo che il discorso risulti convincente.

Ma cosa significa, in pratica?

Alla luce della lunga premessa, proviamo a esaminare un caso concreto:

A dice che X ha violato una norma giuridica, perché ha sottratto una pallina da tennis a Y.

B insorge dicendo che non di una pallina da tennis si tratta, ma di una pallina da ping-pong, e che quindi A non può dire che X ha violato una norma giuridica.

Ad un successivo riscontro, si scopre che in effetti si trattava di una pallina da ping-pong.

B aggiunge che A, giacché ha dubbie frequentazioni, non può parlare di X.

In altre parole B stigmatizza l’errore di A per invalidarne l’intero ragionamento, e inoltre sposta l’attenzione dal fatto in commento alla persona che lo racconta.

Argomentare implica la capacità di superare i propri pregiudizi e le proprie opinioni e di addurre ragioni consistenti a sostegno di una conclusione raggiunta.

Ne conseguono necessariamente due conclusioni.

Se il punto è che una norma prevede che non si deve sottrare qualcosa ad altri, e X la sottrae, allora cosa effettivamente X abbia sottratto a Y non ha alcuna rilevanza, nella misura in cui non si contesta, per esempio, l’esistenza di una causa di giustificazione.

Inoltre, se un discorso segue le regole della logica, è l’argomento a dover essere contestato – sempre seguendo le regole della logica – non chi lo fa.

Cosa fare, dunque quando non è possibile riportare la discussione su un piano di logica, perché l’interlocutore si rifiuta di farlo?

Probabilmente la scelta più utile è quella di sottrarsi, evidenziando le fallacie logiche di cui sopra.

Sottrarsi è un’arte, e come ogni arte va imparata esercitandosi.


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Post Author: Anna Massimini

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