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Bloccare qualcuno su Facebook, Instagram o Twitter non è un grosso problema. Su queste piattaforme, il feed è composto da post personalizzati da un algoritmo: pertanto, una volta bloccato qualcuno, sarete invisibili l’uno all’altro, pur continuando ad accedere al social network senza troppi cambiamenti.

Su Clubhouse ci sono spazi virtuali (“room”) dove si tratta un determinato argomento.

La room costituisce la base di tutte le interazioni su Clubhouse.

Quando Clubhouse ha sviluppato la funzione di blocco, in risposta alle proteste degli utenti sulla dilagante misoginia, sull’antisemitismo e sulla disinformazione sul coronavirus, si è creata una bizzarra entropia: su Clubhouse, il blocco limita l’interazione in modo trasversale, al punto che la persona da te bloccata non può unirsi a, e neppure vedere, alcuna stanza in cui tu sia moderatore, e quindi neppure i partecipanti a quella stanza. 

Se sei uno speaker in una room, chiunque tu abbia bloccato sarà tenuto fuori per tutto il tempo in cui ci sarai tu. 

Ma c’è di più: quando un utente che non segui è stato bloccato da un numero imprecisato di persone che invece segui, il profilo di quell’utente ti apparirà con uno scudo nero con un punto esclamativo bianco. 

Fornendo agli individui il potere di controllare il discorso non solo per se stessi ma l’uno per l’altro – “marchiando” i profili degli altri – Clubhouse ha quindi creato un sistema anarchico, in cui ogni questione è devoluta ai suoi utenti.

In questa situazione, un gruppo di no-vax che fa disinformazione sul Covid ha il potere di bloccare medici per evitare i debunking, i razzisti di bloccare i neri, e via dicendo.

Insomma, la funzione di blocco sviluppata da Clubhouse sta alimentando gli stessi abusi che si era proposta di evitare.

Per dirla con un antico proverbio:

Desipuitcunctis studet quicumque placere

(Sbaglia chi si adopera per accontentare tutti)

Intanto, quotidianamente, nelle room su Clubhouse c’è chi parla di diritti esercitati e diritti violati, scomodando la Costituzione a sostegno di una o dell’altra tesi; si tratta, evidentemente, di uno dei tanti temi su cui i creatori di Clubhouse dovranno riflettere e, possibilmente, agire nel breve termine, se vogliono evitare una verosimile prossima implosione.


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Post Author: Anna Massimini

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