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ISRAELE E LE QUESTIONI TERRITORIALI: UN’ANALISI CRITICA

Forse è arrivato il momento di smettere di generalizzare, o comunque di diffondere informazioni inesatte, con la pretesa di poter semplificare situazioni profondamente complesse e sfaccettate come, per esempio, la condizione territoriale di una parte del Medio Oriente.

Il concetto di territorio occupato è definito dal diritto internazionale umanitario, che disciplina le situazioni in cui uno Stato esercita un controllo effettivo su un territorio che non è il suo, senza il consenso del legittimo governo

La normativa principale di riferimento include la IV Convenzione di Ginevra del 1949, il Regolamento dell’Aja del 1907 e diverse risoluzioni dell’ONU.

Secondo l’Articolo 42 del Regolamento dell’Aja del 1907, un territorio è considerato occupato quando:

  1. Si trova sotto il controllo effettivo di un esercito straniero, ovvero l’esercito occupante esercita autorità su di esso.
  2. L’occupazione avviene senza il consenso dello Stato sovrano.

L’occupazione militare non trasferisce la sovranità sul territorio occupato, ma impone obblighi all’occupante, come garantire la protezione della popolazione civile e amministrare il territorio secondo le leggi in vigore prima dell’occupazione, salvo necessità militari imperative.

La questione dell’asserita occupazione israeliana riguarda in particolare la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza, territori conquistati da Israele nella Guerra dei Sei Giorni (1967), che precedentemente erano sotto il controllo giordano (Cisgiordania e Gerusalemme Est) ed egiziano (Striscia di Gaza).

Sul punto si deve tenere presente: 

Tuttavia, esiste un argomento che dimostra inequivocabilmente che in territori in questione non rientrano nella definizione di “territorio occupato”.

I motivi sono evidenti:

  1. La Palestina non è uno Stato sovrano, né lo era prima del 1967.
  2. La Giordania ha annesso unilateralmente la Cisgiordania nel 1950, ma questa annessione non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale.
  3. L’Egitto non ha mai formalmente annesso Gaza.

Peraltro, Israele si è ritirata da Gaza nel 2005, completando il Piano di Disimpegno voluto dall’allora Primo Ministro Ariel Sharon, mantenendo unicamente il controllo dello spazio aereo, delle acque territoriali e dell’accesso ai valichi di frontiera (eccetto quello con l’Egitto, controllato da quest’ultimo).

Pertanto, se la Palestina non è, come non è, uno Stato Sovrano, e se la Giordania e l’Egitto non avevano, come non avevano, una sovranità legittima su questi territori, Israele non può essere considerato occupante ai sensi del Regolamento dell’Aja del 1907.

Se non esiste uno stato palestinese, e quindi a maggior ragione non esiste uno stato sovrano su questi territori, e se non esisteva una sovranità riconosciuta sui territori prima della guerra dei sei giorni, allora i i territori in questione non possono essere definiti occupati in senso giuridico stretto, ma solo, eventualmente, territori contesi.

Il tutto per tacere il paradosso di chi, non accettando a monte l’attribuzione di un territorio ciascuno (secondo il concetto “due Popoli due Stati”), poi però rivendica un territorio come proprio, chiamando “occupanti” gli altri.

Ma d’altra parte, come direbbe Cicerone,

Plurima sunt quae nobis videntur esse iusta, sed non sunt.
(Molte cose ci sembrano giuste, ma non lo sono.)

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